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“L’anima della pietra”: intervista all’artista scultore Marcello Busdraghi

Vorremmo poter descrivere la meraviglia mentre visitavamo la mostra “L’anima della pietra”, nella Torre Sulis di Alghero, lo scorso febbraio.
Sculture di ispirazione mitica e mostruosa, ricavate da materiali di recupero edile, detriti e frammenti polimaterici.

Conosciamo la mano e la visione dietro queste opere, il genio poliedrico dell’artista algherese Marcello Ettore Bonaventura Busdraghi, in arte MEBB.

panoramica opere della personale “l’anima della pietra” – 2024 – cortesia dell’artista

Veronica: Buonasera Marcello, e grazie per la tua disponibilità. Un’esordio potente, il tuo, come artista.
Partiamo dall’inizio, ci racconti un po’ del tuo percorso di vita?


MEBB: Mi presento sono Marcello Busdraghi in arte MEBB nato ad Alghero nel luglio del 1964, da padre toscano e madre algherese.
Sono il quinto di sei figli, grazie ai miei due fratelli maggiori mi sono avvicinato al mondo del disegno e del fumetto.
All’età di quindici anni ho conseguito un diploma di studi professionali a Nuoro; questo mi ha permesso di sviluppare capacità manuali e tecniche, sono diventato un ottimo artigiano poliedrico.

Dopo il servizio di leva militare obbligatoria – esperienza che mi ha formato come uomo – ho intrapreso la carriera nel settore edile, tuttora la mia attività principale.
Questo mi ha portato a conoscere una persona a me cara, Giuseppe Murru, colui che mi ha fatto scoprire ed innamorare della scultura su pietra, dura, durissima come il calcare.
Mi ha totalmente affascinato il fatto che da questa dura pietra fuoriesca un’anima celata, e questa curiosità ha rafforzato e maturato in me quella vena artistica tuttora presente.

V: L’approccio all’arte scultorea e l’ingegno verso i materiali di recupero: come ha iniziato a vedere i residui edili – che sono parte del suo campo professionale – come materiale artistico?
Come ha iniziato e come sta maturando la sua visione creativa?

Esattamente, avendo un’impresa edile ed essendo quindi l’edilizia la mia attività principale, è sempre stata per me consuetudine recuperare materiali utili ad un eventuale riutilizzo, perciò ho pensato appunto di riutilizzare questi elementi di recupero ed integrarli nelle mie opere per dare loro una propria personalità, un carattere forte ed unico. 

(foto di MEBB al lavoro, cortesia dell’artista)

V: Unire il lavoro all’arte, un connubio che riesce solo ai più grandi. Come prende forma il processo scultoreo, si lascia guidare dal pezzo di roccia che trova, o al contrario ha lei un’idea specifica che la guida nella ricerca della roccia perfetta per realizzarla?

La realizzazione delle mie opere si basa principalmente su un processo sensitivo e visivo che determina la sua fase di lavorazione e il suo sviluppo, plasmando la sua natura e portando alla luce la sua bellezza nascosta.

(foto: “Cieco”, cortesia dell’artista)

V: Un processo creativo in divenire quindi.
Non solo roccia, ma dicevamo anche la commistione di più materiali, sempre di scarto o di recupero, unendo la falegnameria alla metallurgia… un processo che fa di lei un artista a 360° dominato da fortissima visione progettuale.
Come procede alla raccolta di questi elementi?
Al giorno d’oggi l’upcycling dei materiali di scarto è considerata la più nobile delle arti
.

Procedo tramite selezione libera, gli oggetti più particolari che mi colpiscono visivamente vengono raccolti e portati nel mio laboratorio. I residui arrivano principalmente dalla rimozione di vecchi oggetti non più consoni all’utilizzo quotidiano e avendo un laboratorio è importante una catalogazione degli elementi di recupero che verranno poi utilizzati in seguito come ornamento e cornice nella fase finale di realizzazione.

V: Avrà un deposito enorme dove ordina i pezzi in attesa di impiegarli
, immagino.
Pensa di dedicarsi alla scultura a tempo pieno prossimamente?

Sicuramente sarà uno dei miei più prossimi obbiettivi.

“CUDA” Pietra con fossili scolpita, su piedistello ligneo e metallo recuperato – MEBB

V: A quale opera è più legato, o quale opera esprime meglio l’arte che è fiero di realizzare, e che le ha fatto capire di andare nella giusta direzione?

Una domanda difficile, ritengo tutte le mie opere parte integrante di uno sviluppo personale e che mi rendono fiero dell’arte che espongo, ma sicuramente il “Minotauro” ha un posto speciale nel mio cuore.

(Foto, in primo piano: “Siamesi” e “Minotauro”, scattata alla prima personale dell’artista presso la Torre Sulis di Alghero)

V: Questo è un percorso che condivide anche con suo figlio Paride, questa collaborazione come incide sul vostro rapporto padre-figlio?

Il rapporto tra di noi in questo ultimo periodo ha subito un’impennata positiva e creativa, dovuta alle emozioni e alla condivisione di questa nuova esperienza raggiunta fianco a fianco, supportandoci e sopportandoci (ride, ndr) e affinando il nostro feeling creativo.

V: E tu Paride, cosa puoi dirci di te? Cosa fai tu o cosa vorresti fare, anche oltre al ruolo nella produzione artistica con tuo padre?

Paride: Sono Paride Busdraghi, nato ad Alghero nel 1999, secondo di due figli.
Ho conseguito il diploma da geometra e successivamente mi sono iscritto e laureato alla Facoltà di Architettura di Alghero. Grazie a questi studi ho avuto la fortuna di apprendere e contemplare il mondo artistico, ottenendo così una visione più ampia di questo ricco e vario ambiente.
All’età di 16 anni durante l’estate ho iniziato ad interessarmi all’impresa edile di mio padre, dove lavoro anche attualmente. Questo mi ha permesso di stare a contatto con lui, un grande maestro e artigiano che mi ha formato e insegnato l’arte della manualità. Fin da piccolo ricordo le domeniche passate in campagna a guardare mio padre scolpire, sporco dalla testa ai piedi per la polvere che si innalzava, ma con una gioia indescrivibile ogni volta che terminava una scultura.

Ieri (sabato 24 febbraio) è stato il mio primo giorno da tirocinante scultore, una giornata che rimarrà impressa nei miei ricordi, un nuovo inizio, una nuova storia da scolpire.

marcello “MEBB” e paride busdraghi, durante la personale “l’anima della pietra” – 2024 cortesia dell’artista

V: Marcello, è stata per lei una sorpresa, il grande successo della mostra?

Sinceramente sì, non credevo in un plauso così importante nell’essere apprezzato come artista e come persona.

V: Quali saranno ora i prossimi passi da artista in via di espansione?

Per il momento opteremo per una serie di mostre in Sardegna e poi vedremo in seguito, ma cercheremo sicuramente una strada per inseguire questo sogno tanto ambito. Intanto vi avvisiamo che sono in sviluppo nuove opere sempre più originali e di bell’aspetto.

(in foto: “Indios” pietra con fori naturali, su trachite rossa)

V: Ha già in mente nuove idee che vorrebbe esplorare?

Le idee sono sempre tante e nuove, alla ricerca di un concetto raffinato a me molto caro: la passione.



Ringraziamo Marcello e Paride per la loro disponibilità; il sito e il catalogo vendite dell’artista sono in fase di aggiornamento, vi consigliamo di non perderlo d’occhio.

Intervista in esclusiva per MAQUINI MAGAZINE a cura di  Veronica – Editor-in-Chief at MAQUINI MAGAZINE
Tutte le foto non segnalate come di proprietà dell’artista, appartengono a MAQUINI MAGAZINE.