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Yves Klein e il peso in oro del Vuoto

Com’è noto, l’artista concettuale e neorealista Yves Klein basò molto della sua produzione artistica sul concetto di immaterialità e di Vuoto, celebrandolo come una sorta di Nirvana privo di influenze esterne.

Il culmine di questa ricerca artistica fu la vendita di spazi vuoti in città, nominati Zone di Sensibilità Pittorica, in cambio di oro puro.

Si tratta di un concetto filosofico complicato, da molti giudicato assurdo quanto sfrontato: far sperimentare all’osservatore, poi acquirente, il Vuoto reale, contemplando l’assenza dell’opera, anziché l’opera stessa, e per di più pagando con il materiale più prezioso, l’opulenza materiale per antonomasia: l’oro.

Solo l’oro infatti poteva valere l’esperienza di uno spazio dove concentrarsi sulla propria sensibilità, partendo dalla realtà del Vuoto, cioè l’opposto della “realizzazione”.
Perciò anziché caricare di contenuto artistico un luogo rendendolo spazio espositivo, lo “santificava” con l’assenza dell’opera, rendendolo spirituale, concettuale, un guscio vuoto carico di aspettative, di potenzialità, di un’idea astratta.
Costringeva il visitatore a capire, a domandarsi, a confrontarsi con se stesso prima che con l’artista.
Questo rende le Zone di Sensibilità Pittorica Immateriale una perfetta sintesi del suo pensiero di arte teoretica, filosofica e metafisica.
Accadde a Parigi nel 1959.

“Cet état pictural, invisible dans l’espace de la galerie, doit être en tous points ce que l’on a donné de mieux jusqu’à présent comme définition à la peinture en général, c’est-à-dire, rayonnement. Invisible et intangible, cette immatérialisation du tableau doit agir, si l’opération de création réussit, sur les véhicules ou corps sensibles des visiteurs de l’exposition avec beaucoup plus d’efficacité que les tableaux visibles, ordinaires et représentatifs habituels, qu’ils soient figuratifs ou non figuratifs ou même monochromes.”

Yves Klein, extrait de “Conférence à la Sorbonne”, 1959

Affascinante, certo.
Tuttavia, la parte ancor più interessante di questa operazione si cela nel mitico rituale della transazione, redatto da Klein stesso: veniva emessa una ricevuta di garanzia d’acquisto, molto simile ad un assegno, indicante data, luogo, nome acquirente, grammatura dell’oro corrisposto e firme.
Clausola: la Zona poteva essere rivenduta solo al doppio del prezzo corrisposto a Klein.

Tecnicamente così l’acquirente entrava in possesso dell’opera, ma metterlo nero su bianco “la svuotava del suo valore immateriale autentico” corrisposto in oro, creando uno scompenso energetico.
Per «riequilibrare l’ordine naturale», la ricevuta doveva essere bruciata, e parte dell’oro veniva gettato da Klein nella Senna, o nel mare, in presenza di due testimoni e un direttore di museo o di un critico d’arte, così da riequilibrare l’ordine cosmico.
A questo punto l’acquirente era indissolubilmente legato all’immaterialità della zona, che apparteneva a lui soltanto e non poteva essere ceduta a terzi.

Parte dell’oro ricavato da queste vendite venne inserito nell’Ex Voto a Santa Rita da Cascia, rinvenuto nel ‘79; altra parte di quest’oro, pare confluì nella creazione delle opere Monogold.


Fonte
Archivio Klein – www.yvesklein.com
Regole rituali della cessione delle zone di sensibilità pittorica immateriale“, 1959

Crediti
Redazione: Veronica Peana
Photo by Holger Link on Unsplash