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“Le Violon d’Ingres” di Man Ray: celebrando 100 anni di eccellenza artistica

Questo mese su MAQUINI celebriamo il centenario di una delle opere più iconiche nella storia dell’arte:
“Le Violon d’Ingres” di Man Ray. Realizzata nel giugno del 1924, questa fotografia ha rivoluzionato il mondo dell’arte e della moda, mantenendo la sua rilevanza e influenza anche dopo cento anni.

Il Genio del Surrealismo Man Ray
Nato Emmanuel Radnitzky nel 1890 a Filadelfia, è stato un pioniere del movimento surrealista e dadaista. La sua carriera lo ha visto eccellere non solo come fotografo, ma anche come pittore, regista e scultore. Trasferitosi a Parigi nel 1921, divenne rapidamente una figura centrale nell’avanguardia artistica, collaborando con artisti come Marcel Duchamp e partecipando alla prima esposizione surrealista nel 1925.
Le sue innovazioni tecniche, come le “rayografie” e i ritratti di celebri figure dell’epoca, hanno cementato il suo ruolo di innovatore e sperimentatore senza pari. Man Ray ha saputo coniugare tecnica e concetto in modi che continuano a ispirare artisti e fotografi contemporanei.


“Le Violon d’Ingres”: Un Capolavoro del Surrealismo

“Le Violon d’Ingres” è una fotografia che ritrae Kiki de Montparnasse, musa e amante di Man
Ray, di spalle con due aperture a forma di “f” dipinte sulla sua schiena, evocando le fessure
di un violino. Questo gioco visivo non solo trasforma il corpo umano in uno strumento
musicale, ma fa anche riferimento all’espressione francese “violon d’Ingres”, che significa
hobby, alludendo alla passione del pittore neoclassico Jean-Auguste-Dominique Ingres per il
violino.
La fotografia è un perfetto esempio del surrealismo, combinando umorismo, erotismo e
critica sociale in un’immagine potente e duratura.

giuseppe all’opera in factory con chiara – foto backstage


Un Omaggio al Genio di Man Ray

Per celebrare il centenario di “Le Violon d’Ingres”, ho deciso di rendere omaggio a Man Ray utilizzando una macchina fotografica a soffietto dell’epoca, la Nagel 18 Fold Camera con pellicole sheet film 6,5×9. Questa macchina, acquistata da mio padre nel 1998 al famoso Ecseri Flea Market di Budapest, rappresenta un collegamento tangibile con il passato.

Una curiosità intrigante su “Le Violon d’Ingres” emerge da un episodio riportato dalla stessa Kiki .
Quel giorno, la musa non aveva alcuna intenzione di spogliarsi. A Parigi, nel 1924, le abitazioni erano riscaldate in modo insufficiente. Inoltre, Man Ray desiderava dipingere le due “effe” direttamente sulla schiena di Kiki, un processo che avrebbe richiesto parecchio tempo.
A quel punto fu proprio Kiki, di cattivo umore, a suggerire di imprimere le due chiavi sulla lastra, anticipando in un certo senso l’idea del moderno Photoshop.
Tuttavia, la disputa sul titolo dell’opera risultò insanabile. Kiki si sentiva un violoncello, mentre Man Ray replicava che Ingres possedeva un violino, non un violoncello. Kiki rispose ironicamente che allora avrebbe dovuto trovare una modella fatta a violino, non a violoncello.
Questa controversia portò alla loro separazione, ma nella Parigi di quegli anni, entrambi trovarono il modo di consolarsi.

Con l’aiuto della mia cara amica Chiara, insegnante lettere, ho ricreato la celebre fotografia
di Man Ray. Abbiamo scelto di mantenere il bianco e nero, utilizzando pellicole Fomapan
100
, per rispettare l’estetica originale e celebrare l’autenticità dell’opera.

La Nagel 18 Fold Camera, prodotta negli anni ’20, è un esempio di precisione ingegneristica
e design elegante. Con la sua capacità di utilizzare pellicole piane 6,5×9, offre un dettaglio e
una nitidezza sorprendente. Questo tipo di fotocamera era particolarmente apprezzato per la
sua portabilità e versatilità, caratteristiche che la resero popolare tra i fotografi dell’epoca.
Foto Nagel 18.
Il centenario di “Le Violon d’Ingres” non è solo un tributo a Man Ray, ma anche un
riconoscimento dell’evoluzione della fotografia e dell’arte nel corso di un secolo. Attraverso
la ricreazione di questa fotografia, ho voluto connettermi con il passato e rendere omaggio a
un artista che ha trasformato il nostro modo di vedere il mondo.


Giuseppe Esposito, algherese classe 1987, è l’eclettico co-fondatore di MAQUINI MAGAZINE.

Fashion & Portrait Photographer basato ad Alghero, Docente di Fotografia all’Accademia Arte & Moda di Sassari, è anche musicista, DJ e Producer dietro l’alias Spitfire.

Fondatore dell’Underskin Media Factory e socio imprenditore del progetto dance boat party Acque Internazionali.

Ig: @giuseppeespositophotography